L’impatto dei dazi sul commercio internazionale: come le imprese italiane possono reagire
- nesceconsulting

- 21 ago 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Negli ultimi anni il commercio internazionale è stato fortemente influenzato da un progressivo ritorno al protezionismo. I dazi doganali, strumenti tradizionali di politica economica, stanno diventando sempre più frequenti, soprattutto da parte degli Stati Uniti, che cercano di ridurre il deficit commerciale e proteggere le proprie imprese. Per le aziende italiane, abituate a competere grazie alla qualità dei propri prodotti e all’apertura dei mercati globali, questa tendenza rappresenta una sfida non banale.
Perché gli Stati impongono i dazi
I dazi non sono altro che tasse applicate alle merci importate. L’obiettivo principale è proteggere le imprese nazionali da una concorrenza estera ritenuta “sleale” o troppo aggressiva. Per esempio:
Gli Stati Uniti hanno alzato i dazi su acciaio e alluminio europeo per favorire la produzione interna.
Nel settore agroalimentare, prodotti simbolo del Made in Italy – come olio d’oliva, vino e formaggi – sono stati spesso minacciati da rincari doganali nell’ottica di difendere i produttori locali americani.
Secondo i dati del WTO, nel 2023 oltre 9.000 misure protezionistiche sono state introdotte a livello globale, un aumento del 38% rispetto al 2019.
L’impatto sulle imprese italiane
Per le aziende italiane che esportano verso gli Stati Uniti, un incremento dei dazi significa:
Prezzi meno competitivi rispetto ai produttori locali o di altri Paesi non colpiti da tariffe.
Riduzione dei margini di profitto, se l’impresa decide di assorbire parte del costo per mantenere le quote di mercato.
Rallentamento degli scambi, perché i distributori americani preferiscono alternative con meno vincoli doganali.
Un esempio concreto: quando nel 2019 Washington minacciò un dazio del 25% su vino e formaggi europei, il settore vitivinicolo italiano, che negli USA vale oltre 2 miliardi di euro di export annuo, si trovò improvvisamente sotto pressione, costringendo molte aziende a rivedere le proprie politiche commerciali.
Perché difendere le imprese nazionali è importante
Ogni Paese tende a proteggere la propria economia: tutelare il comparto produttivo significa garantire posti di lavoro e autonomia strategica. Per l’Italia, la sfida è duplice:
Salvaguardare il Made in Italy, marchio riconosciuto a livello globale ma esposto alle dinamiche geopolitiche.
Diversificare i mercati di sbocco, riducendo la dipendenza da singole aree soggette a dazi.
Come dovrebbero reagire le imprese italiane
Davanti all’aumento dei dazi USA, le aziende italiane non possono limitarsi ad attendere sviluppi politici. Servono strategie proattive:
1. Diversificazione dei mercati
Non concentrarsi esclusivamente sugli Stati Uniti. Mercati come Cina, Corea del Sud, Giappone e Sud-est asiatico sono in forte crescita e spesso più ricettivi verso prodotti di qualità italiani. Ad esempio, secondo l’ICE, nel 2023 l’export agroalimentare italiano verso l’Asia è cresciuto del +15%, trainato da vino, pasta e olio.
2. Accordi e partnership locali
Creare joint venture o stabilire accordi con distributori e partner locali può ridurre i rischi legati ai dazi, permettendo in alcuni casi di produrre o assemblare direttamente sul territorio estero.
3. Valorizzazione del brand Made in Italy
Un dazio aumenta il prezzo, ma non il valore percepito. Investire in branding, storytelling e certificazioni di qualità consente di mantenere margini anche in contesti più difficili, perché il consumatore è disposto a pagare di più per un prodotto unico.
4. Innovazione logistica e digitale
Strumenti di e-commerce internazionale, marketplace B2B e B2C (come Alibaba, JD.com o Amazon Global) permettono di accedere direttamente al cliente finale, riducendo i passaggi e compensando i costi doganali con una filiera più snella.
5. Attenzione alle politiche europee
Spesso l’Unione Europea avvia trattative per bilanciare i dazi statunitensi. Le aziende italiane devono restare aggiornate, sfruttando gli strumenti messi a disposizione da Bruxelles e dagli enti nazionali di supporto all’export (ICE, SACE, SIMEST).
Conclusione
I dazi rappresentano una barriera significativa, ma non insormontabile. Per le imprese italiane esportatrici è fondamentale adottare un approccio flessibile: rafforzare il marchio Made in Italy, diversificare i mercati e investire in digitalizzazione sono le chiavi per continuare a crescere anche in uno scenario globale complesso.
In altre parole, la vera forza competitiva non risiede solo nella qualità del prodotto, ma nella capacità di adattarsi velocemente alle dinamiche geopolitiche ed economiche internazionali.
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Autore: Valentina Ancona




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